mercoledì 18 ottobre 2017

Sanguinaccio dolce (Sanguapizzu) Calabrese

 
 
Il sanguinaccio è un dolce e come tale può essere servito a colazione o a merenda insieme.


Al momento della macellazione, il sangue viene raccolto in un recipiente (la limba), girato con un astuccio di canna per evitare la coagulazione e riposto in luogo fresco e asciutto. Se conservato in frigo, anche dopo qualche giorno, viene colato in modo che venga filtrato da eventuali coaguli formatosi. In una pentola messa sul fuoco  vengono aggiunti oltre allo zucchero e vino cotto i vari
  aromi e spezie finemente triturati, quali:


buccia d'arancia, di limone e di mandarino

noci triturate

cioccolato fondente

canditi
 




Tutto deve essere mescolato con un cucchiaio di legno, lentamente e costantemente fino a quando il tutto comincerà ad addensarsi (ciò si verificherà dopo circa un'ora).

Il semiliquido ottenuto, si versa in dei vasetti dove raffreddandosi si solidificherà.





A questo punto il sanguinaccio è pronto per essere consumato, spalmandolo su una fetta di pane, biscottata, ecc. per colazione o merenda


L'asino calabrese




               


               Fonte:qui

martedì 3 ottobre 2017

La sardella: il Caviale della Calabria



La Sardella, conosciuta anche come Bianchetto, Nannata (Neonata), Rosa marina, è costituita dal novellame delle sarde e. più raramente delle alici; fino al 2010 poteva essere pescata solo in determinati periodi dell’anno dietro apposito permesso, generalmente nei mesi di febbraio e marzo con, a volte, proroghe fino ad aprile; adesso in Italia è proibita.





Si pesca e si produce principalmente a Cirò Marina ed a Crucoli.
La pesca viene ( veniva) effettuata tramite un’apposita rete chiamata sciabica o tartana o sciabacchello, a seconda delle misure, terminante al centro con un sacco di tela che trattiene anche i pescetti più piccoli. La pesca con lo sciabacchello (termine più comunemente usato per questo tipo di pesca) viene effettuata da riva o in mare, ma sempre molto vicino alla costa.
E’ una pesca molto simpatica a vedersi, anche perchè può essere seguita passo passo stando comodamente sulla spiaggia: con una piccola barca viene gettata in mare una rete – lo sciabacchello – con in basso i piombi ed in alto i sugheri, fino a formare un arco, o meglio, una U rovesciata il cui cul de sac è costituito dal sacco di tela; ad ognuna delle due estremità della rete è legata una corda, più o meno lunga, per gettare la rete alquanto al largo e racchiudere così un tratto di mare più o meno consistente.
Alle corde si alternano generalmente tre pescatori per lato per portare la rete a terra; poi, con movimenti cadenzati e sempre più in fretta, si recupera la rete che viene raccolta in due mucchi vicini fino ad arrivare a recuperare il sacco; è questo un momento molto emozionante sia, sopratutto, per i pescatori, ma anche per gli spettatori che si accostano a loro per vedere il risultato del lavoro; a volte va bene – qualche cassetta di pesce; a volte meno bene – un pò di pesci; a volte decisamente male – nel sacco non viene preso che qualche pesce-pietra!
Per poter ottenere la sardella salata occorre procedere ad alcune operazioni facendo molta attenzione a trattare questo prodotto con molte precauzioni in quanto è molto delicata.
La prima operazione è la pulitura, la sardella fresca va lavata con delicatezza almeno quattro o cinque volte; vanno tolti i pescetti diversi che possono essere presenti mischiati ad essa; vanno tolti uno ad uno i frammenti delle alghe; vanno fatti decantare e quindi eliminati i granelli di sabbiapresenti specialmente quando la pesca è stata fatta da terra; bisogna inoltre fare attenzione che non ci siano squame di sarde – le madri a volte presenti nei branchi di novellame, e infine che non ci sia la ‘mbroma – la materia gelatinosa formata da residui di meduse.







image
Una volta lavata accuratamentesi procede alla salaturasi aggiungono 20/22 grammi si sale per ogni kg di pesce scolato e si lascia riposare per 4/5 ore: Qualcuno, invece sala la sardella con l’acqua salata; ci sono delle fonti che erogano acqua salata (acqua salita); si raccoglie quest’acqua, la si lascia depositare per alcuni mesi e, quando è il momento, si versa sulla sardella, filtrandola accuratamente, e la si lascia a bagno per circa 8 minuti; altri ancora si fanno l’acqua salata in casa scaldando l’acqua cui hanno aggiunto il salo in ragione di due etti per litro di acqua.
Una volta salata, la si pone ad asciugare o allargandola in vari scolapasta di modo che l’acqua se ne vada dai fori, o formando delle strisce su una tavola che si pone in leggera pendenza per far scolare il liquido in eccesso.
Quando la sardella è bella asciutta e quindi è scolato tutto il liquido che il sale ha contribuito a formare, si procede a mettere il peperoncino; anche questa è un’operazione molto delicata; si deve procedere senza farsi prendere dalla fretta, poco a poco, mescolando sia il peperoncino dolce che quello piccante ( a seconda di quanto la si preferisca ruschente), la si lascia riposare qualche giorno in un recipiente coperto da un panno; durante questo periodo il peperoncinosi diffonde sui pescetti in maniera uniforme fino a formare un prodotto omogeneo.
Alla fine si aggiungono un po’ di semi di finocchietto selvatico – meglio se raccolto in montagna; altrimenti va bene anche quello comprato, e si pone la sardella salata nei barattoli per la conservazione.
E’ bene conservarla in frigo; può succedere che col tempo si formi della salamoia, che non è una assolutamente una cosa nociva; allora per tenere più compatta la sardella ed avere la salamoia solo in alto, si pone nel barattolo una pietruzza della circonferenza, circa, della bocca dello stesso.
Si chiama Sardella salata, ma il termine più appropriato sarebbe Sardella pepata, è infatti il peperoncino l’ingrediente dominante.
Qualche uso della sardella salata:
il primo uso di questo prezioso intingolo è come antipasto – non per nulla viene chiamata Caviale di Calabria – se ne mette un pochino sul pane semplicemente oppure su pane abbrustolito e imburrato; è ottima mangiata con pezzetti di cipolla; è l’elemento caratterizzante le Rosette di sardella, specie di pizzette arrotolate; ci si può condire la pasta – una puntina di sardella sciolta in olio bollente è un valido sostituto all’aglio, olio e peperoncino-; dà sapore e vigore alla pizza napoletana e tanti altri usi ancora.
Gustata al naturale è, senz’altro, un alimento , diciamo così, conviviale; va gustato in allegra compagnia accompagnata da un buon bicchiere di vino.
fonte:qui

domenica 1 ottobre 2017

I viaggi del cuore-La storia di San Francesco da Paola, fondatore dell'ordine dei Minimi.

I viaggi del cuore
Puntata dell' 1 ottobre
La storia di San Francesco da Paola, fondatore dell'ordine dei Minimi.





http://www.video.mediaset.it/video/i_viaggi_del_cuore/full/puntata-dell-1-ottobre_759570.html





http://www.video.mediaset.it/video/i_viaggi_del_cuore/full/puntata-dell-1-ottobre_759570.html
VIDEO  I VIAGGI DEL CUORE

domenica 24 settembre 2017

La Certosa di Serra San Bruno..

Serra San Bruno è un antico borgo della provincia di Vibo Valentia situato in un’ampia conca tra belle foreste.

Il territorio di Serra San Bruno offre numerosi itinerari
  • NATURALISTICI
  • RELIGIOSI
  • CULTURALI
Tra i secolari alberi di faggio e abete bianco sorge la Certosa di Serra San Bruno.
L’ Abbazia, che vanta una storia millenaria, è stato il primo convento certosino in Italia.





La costruzione dell’eremo di Santa Maria e del famoso complesso monastico della Certosa di Serra San Bruno cominciò nell’anno 1050, quando il monaco Brunone da Colonia, giunse tra i misteriosi boschi delle Serre calabresi.
Brunone ottenne dal re Ruggiero il Normanno la concessione di un grande bosco di quercie e castagni dove il monaco avrebbe iniziato l’ordine dei certosini.
Alla morte del monaco Brunone, il convento della Certosa passò all’ordine dei cistercensi. Solo nel 1514 il Papa Leone X richiamò i frati certosini, affidando loro il culto di San Bruno.
I beni alienati ritornarono ai loro legittimi proprietari, e la chiesa della Certosa era già completamente restaurata nel 1600, diventando una delle più belle della Calabria.





Purtroppo il vecchio impianto monastico venne completamente distrutto dal violento terremoto del 1783, e il convento soppresso dalle leggi napoleoniche del 1806. Seguirono ottant’anni di assoluto silenzio che parvero pregiudicare per sempre la vita di uno dei monasteri più antichi e importanti della Calabria.

Solo nel 1887 grazie al diretto intervento della Gran Certosa di Francia, si avviò la costruzione della nuova Certosa di Serra San Bruno.
Dell’originario complesso monastico rimangono resti di straordinaria bellezza, tra i quali la cinquecentesca cinta muraria a pianta quadrilatera, con torrioni cilindrici angolari; la parte inferiore della facciata di ordine dorico; parte del chiostro rettangolare del XVII secolo con al centro una bella fontana.
Poi ancora il vecchio cimitero dei frati certosini, e sopratutto la bella e monumentale facciata in stile rinascimentale della seconda chiesa edificata nel XVI secolo.
 MUSEO DELLA CERTOSA:
Situato nella celebre certosa, il museo vanta, tra le opere esposte, una tela cinquecentesca raffigurante S. Bruno, medaglioni in gesso con santi e beati dell’ordine certosino, opere di Giovanni Scrivo (inizi XX secolo)


 e un grande orologio meccanico francese di fine Settecento, che originariamente ornava il campanile. Il museo ricostruisce alcuni ambienti, come la chiesa conventuale e la cella del monaco.

Un posto incantevole, con un lungo percorso storico alle spalle. Molto evocativo e spirituale.
Non si possono visitare i luoghi di culto, per ovvio rispetto ai monaci che ci vivono, ma la ricostruzione nel museo è fatta molto bene e garantisce il giusto coinvolgimento.
Visitatela assolutamente!
Per info: http://www.museocertosa.org/
fonte:qui

domenica 17 settembre 2017

Frittelle di zucchine alla calabrese




 




INGREDIENTI
2 o 3 zucchine
1 uovo
3-4 cucchiai di farina
pecorino grattugiato
sale e pepe
olio per friggere

PREPARAZIONE
Iniziate qualche ora prima con il togliere alle zucchine le estremità, poi tagliatele a rondelle sottili. Disponetele in una ciotola, cospargete con qualche pizzico di sale, mescolate e fate riposare un po’ finché non fuoriesce l’acqua di vegetazione. Intanto sbattete l’uovo con la farina, il sale e il pepe e il formaggio grattugiato e unite alle zucchine sgocciolate ottenendo un impasto di consistenza appena cremosa.






Prendetelo ora a cucchiaiate che immergerete in olio bollente e tirerete fuori appena le frittelle saranno gonfie e dorate.
Mettetele a sgocciolare su carta assorbente e servitele calde.
Varianti sul tema possono essere l’aggiunta di fiori di zucchina, se ne avete, prezzemolo tritato o basilico e una punta di aglio per pittiluzze più aromatiche, oppure, per un gusto più delicato ma meno calabrese, usare al posto del pecorino del parmigiano.

fonte:qui

domenica 13 agosto 2017

Goletta Verde 2017: ecco i 9 punti inquinati in Calabria sui 24 monitorati



Goletta Verde 2017 di Legambiente presenta il bilancio finale: mala depurazione, rifiuti, illegalità ambientali e cambiamenti climatici minacciano sempre di più il Mar Mediterraneo e su 260 campioni di acqua analizzati, il 40 per cento è risultato inquinato.






In Calabria, nove dei ventiquattro punti monitorati presentano cariche batteriche elevate, in prossimità di foci di fiumi e torrenti dove molto spesso gli ignari bagnanti continuano a fare il bagno, visto che sono molto rari se non inesistenti i cartelli di divieto di balneazione e quelli obbligatori per legge sulla qualità delle acque, con situazioni critiche ormai non più sostenibili che si ripetono anche da 8 anni.
È il caso ad esempio della spiaggia libera a destra del castello nel comune di Isola di Capo Rizzuto, dove anche al passaggio dei nostri tecnici si è registrata la presenza di numerosi bagnanti. Ricevono un giudizio di fortemente inquinato per l’ottavo anno consecutivo anche la foce del torrente Caserta, la foce del fiume Mesima e la foce del torrente Ruffa.
E quest’anno più che gli interventi sui sistemi depurativi, ancora fermi al palo, i calabresi paradossalmente sono costretti a ringraziare il lungo periodo di siccità che ha ridotto l’apporto idrico, e di conseguenza l’immissione a mare, di molti degli storici punti critici presenti lungo le coste.





I RISULTATI DELLE ANALISI DI GOLETTA VERDE DEL MARE IN CALABRIA (prelievi effettuati l’11 e il 14 luglio 2017)
RC Brancaleone Fiumarella Spiaggia fronte canale Fiumarella Entro i limiti
RC Melito di Porto Salvo Spiaggia presso piazza Porto Salvo Entro i limiti
RC Reggio Calabria Sabbie Bianche Foce del torrente Menga Fortemente inquinato
RC Reggio Calabria Lido Comunale foce del torrente Caserta Fortemente inquinato
RC Gioia Tauro Foce del fiume Petrace Entro i limiti
RC San Ferdinando Foce del fiume Mesima Fortemente Inquinato
CZ Lamezia Terme/Gizzeria Marinella/Gizzeria Lido Foce del torrente Spilinga Inquinato
CZ Catanzaro Catanzaro Lido Spiaggia fronte foce fiumarella Entro i limiti
CZ Stalettì Caminia Spiaggia di Caminia Entro i limiti
CZ Gizzeria Caposuvero spiaggia fronte torrente Tridattoli Entro i limiti
VV Marina di Nicotera Lido Medameo Spiaggia fronte torrente Britto Inquinato
VV Joppolo Spiaggia fronte torrente Mandricelle Entro i limiti
VV Ricadi Torrente Ruffa Foce torrente Ruffa Fortemente inquinato
VV Vibo Marina Bivona Spiaggia fronte fosso S. Anna Entro i limiti
VV Pizzo Calamaio Foce fiume Angitola Entro i limiti
KR Crotone Foce torrente Passovecchio Fortemente inquinato
KR Isola di Capo Rizzuto Marinella Mare presso spiaggia Marinella Entro i limiti
KR Isola di Capo Rizzuto Le Castella Foce canale spiaggia a destra del castello
Fortemente inquinato
KR Cutro Steccato di Cutro Foce del torrente Tacina Entro i limiti
CS Tortora Foce del fiume Noce Entro i limiti
CS Scalea Foce del fiume Lao Entro i limiti
CS Bonifati Parise Spiaggia fronte fiume Parise Entro i limiti
CS Villapiana Villapiana Lido Foce canale del Pescatore Fortemente inquinato
CS Cassano Jonio Laghi di Sibari Foce del fiume Crati Entro i limiti
Il Monitoraggio scientifico
I prelievi e le analisi di Goletta Verde vengono eseguiti dai tecnici di Legambiente che anticipano il viaggio dell’imbarcazione a bordo di un laboratorio mobile attrezzato. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene nel laboratorio mobile lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo.
I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichiacoli) e chimico-fisici (temperatura dell’acqua, PH, conducibilità / salinità). Le analisi chimico-fisiche vengono effettuate direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo. Il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai Km di costa di ogni regione.





LEGENDA
Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:
INQUINATO = Enterococchi intestinali maggiori di 200 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli maggiori di 500 UFC/100ml
FORTEMENTE INQUINATO = Enterococchi intestinali maggiori di 400 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli maggiori di 1000 UFC/100 ml
N.B.: Dal 2014 è obbligo per i comuni costieri apporre la cartellonistica informativa circa la classe di qualità delle spiagge (eccellente, buona, sufficiente, scarsa), secondo uno specifico format europeo, con tutte le informazioni sulla qualità delle acque, i dati degli ultimi prelievi e le possibili criticità della spiaggia stessa.
sul sito www.legambiente.it sezione Analisi è possibile visualizzare la mappa interattiva del monitoraggio, con i punti di campionamento e i risultati delle analisi.

Fonte:qui

domenica 16 luglio 2017

Pizzo Calabro è la città del gelato

Calabria, ecco perché Pizzo Calabro è la città del gelato

Pizzo di Calabria



 



Tartufo di Pizzo

Con semplici ingredienti come latte, uovo, zucchero, nocciola, cacao, aromi naturali i Maestri Gelatai di Pizzo Calabro hanno creato uno dei dessert più famosi d’Italia, il Tartufo di Pizzo, la cui ricetta segreta permette di produrre questa prelibatezza dalla tipica forma sferica ed il colore scuro che, ormai da anni, ha varcato i confini regionali diventando uno dei prodotti più apprezzati d'Italia. A renderlo cosi unico è, naturalmente, l'ottimo gelato artigianale con il quale viene preparato nella variante al cioccolato e alla nocciola, ricoperto di cacao in polvere. Il suo gusto inconfondibile e l'elevata qualità delle materie prime con le quali viene prodotto gli sono valsi una grande quantità di estimatori oltre che numerose menzioni in pubblicazioni specializzate.





Ma, al di là dell’ottima gastronomia, tutto il borgo è uno scrigno di luoghi affascinanti e ricchi di storia da scoprire. Si passa dal quattrocentesco Castello costruito da Ferdinando I d'Aragona che, nel 1815, divenne teatro della fucilazione di Gioacchino Murat, alle piazze e ai vicoletti fino ad una chiesa del tutto particolare, ovvero la Chiesetta di Piedigrotta, a circa un chilometro dal centro storico. E’ una meravigliosa opera d’arte dove si intrecciano miti e leggende e vanta un primato piuttosto particolare: supera per numero di visitatori anche i ben più celebri Bronzi di Riace.

La chiesetta si trova all’interno di una grotta che si apre nella roccia piena di conchiglie. E’ formata da una serie di profondità, bene articolate e complesse, dove si ergono vari gruppi di statue, affreschi e chiaroscuri, che creano all’interno atmosfere cangianti e mistiche. Le suggestioni variano in base all’inclinazione dei raggi solari che filtrano all’interno grazie a delle apposite aperture ben studiate.

Fonte: Turismo.it(Flaminia G.)

 

PIZZO ARCHIVIO FOTOGRAFICO

 

 

sabato 6 maggio 2017

Stop lavori Parco Archeologico Urbano Hipponion Valentia

La classe III AES del Liceo Capialbi ha organizzato un evento per denunciare la sospensione dei lavori di realizzazione del Parco Archeologico Urbano Hipponion-Valentia. A comunicarlo la professoressa Donatella Bruni, coordinatrice del progetto.


Gli studenti hanno svolto, nel corso dell’anno scolastico un Percorso di Monitoraggio Civico nell’ambito di ASOC (A Scuola di Opencoesione). Il Progetto di opencoesione analizzato riguarda la realizzazione del parco archeologico per un finanziamento di 3 milioni di euro.
In concomitanza con la Festa dell’Europa, il prossimo 9 maggio, gli alunni “chiamano a raccolta cittadini, associazioni e media per sollecitare l’Amministrazione Comunale alla ripresa dei lavori. Sarà inoltre presentata la Canzone Rap “Hip Hop Hipponion” scritta dagli studenti quale elaborato creativo finale del percorso ASOC.





Fonte:qui

martedì 25 aprile 2017

Le Susumelle, un dolce tipico Calabrese

Le susumelle sono un dolce tipico calabrese, specialità della zona di Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Sono “biscottini di pasta dolce“, tipicamente dalla forma di panetti ovali di circa 10 cm che possono essere ricoperti di miele o cioccolato (anche cioccolato bianco).





 In alcune ricette all’impasto dei biscotti vengono aggiunte uvetta o frutta candita. Vengono usualmente accompagnati con vino dolce come lo zibibbo o con il limoncello. Sono dolci tipicamente natalizi, così come i Tardilli, la Cicerchiata e la Pitta cu passuli (letteralmente “focaccia di uva passa”) nota per la sua forma particolare (sei rose concentriche con la settima centrale) e per racchiudere in sé tutti i prodotti natalizi tipici della Calabria, quali: pinoli, uva passa, miele, canditi e noccioline.
 fonte:qui

venerdì 31 marzo 2017

Calabria:Il romantico borgo sulla nave "di pietra"(Santa Severina )

Ala scoperta del piccolo gioiello calabrese della provincia di Crotone dalle atmosfere d'altri tempi
 Affacciato sulla valle del fiume del Neto sulla quale veglia dall'alto di uno sperone roccioso, il borgo di San Severina è un piccolo gioiello calabrese della provincia di Crotone che regala scorci incantevoli ammantati da una romantica atmosfera d'altri tempi. Quando al mattino la rupe è avvolta dalla nebbia, sembra quasi una nave di pietra che solca acque immobili ed ovattate. Una nave a bordo delle quale concedersi una romantica "crociera" all'insegna della storia e dei tesori che ha lasciato nel corso dei secoli nei diversi quartieri della località. Una volta saliti a bordo sarà impossibile non lasciarsi conquistare dalle suggestioni bizantine che sprigionano dagli edifici storici, e dai panorami mozzafiato che si spingono lontano fino al mare. E sarà impossibile resistere alla tentazione di passeggiare mano nella mano alla scoperta dei siti più preziosi ed affascinanti di questa cittadina che emerge dalle rocce.




Per immergersi immediatamente tra le meraviglie bizantine che impreziosiscono il borgo, non a caso inserito nel circuito dei Borghi più Belli d'Italia, vale la pena concedersi una passeggiata nel quartiere della Grecìa, nella zona orientale del paese, che ha mantenuto praticamente inalterata l'originaria struttura urbanistica. Qui le case sono quasi un tutt'uno con la roccia ed è possibile distinguere facilmente quelle edificate dalle famiglie più agiate, che si ergono in cima al colle, da tutte le altre che si presentano, invece, scavate nella roccia. Il panorama che si gode dal colle su tutto il Marchesato è di quelli da incorniciare, ma vale la pena interrompere la contemplazione per proseguire nell'esplorazione, inoltrandosi nel vicino rione della Iudea, antico quartiere ebraico sino al XVI secolo.




Ma i siti più affascinanti e preziosi sono quelli che raccontano la storia del periodo di Bisanzio dal IX al XI secolo quando la città si arricchì di alcuni tesori architettonici come il Battistero, la cattedrale e la chiesa di Santa Filomena formata da due cappelle sovrapposte e sormontata da una graziosa cupoletta adornata di colonnine. Il Battistero, che nacque in realtà come martyrium, è il più antico monumento bizantino di tutta la Calabria. Risale ad un periodo compreso tra la VIII e il IX secolo e presenta una pianta circolare con croce greca inserita. Vi si accede da una porticina della bella cattedrale a croce latina a tre navate, oggetto di rimaneggiamento agli inizi del XVIII secolo, della cui struttura originaria rimane soltanto l'antico portale. Si erge sul lato settentrionale della piazza del paese, dagli abitanti chiamata "Campo" in memoria del suo antico utilizzo come piazza d'armi.

Il lato meridionale della piazza è, invece, dominato dal maestoso castello normanno eretto agli inizi dell'XI secolo sulle rovine di una precedente fortificazione bizantina. Nel corso dei secoli venne modificato ed ampliato ed oggi si presenta magnificamente conservato grazie alla massiccia opera di restauro messa in atto dal Comune. Considerato una delle opere militari più belle e complesse della Calabria, sfoggia un quattrocentesco mastio quadrato con quattro torrioni angolari e quattro bastioni sporgenti. E'incorniciato da imponenti mura merlate e circondato per tre lati da un fossato. Custodisce un'intricata rete di labirinti sotterranei oltre che magnifiche scuderie con resti di antichi affreschi medievali. Preziosi stucchi e dipinti barocchi adornano le sale della roccaforte mentre dal belvedere cinquecentesco si gode di una vista incantevole che si spinge sino a Crotone e al mar Ionio.
Autore: eleonora autilio
Fonte:www.turismo.it

martedì 28 marzo 2017

Gli ultimi "carvunàri" nella Calabria che resiste

Le immagini di Fabrizio Villa ritraggono il lavoro dei carbonai di Serra San Bruno, un paese di settemila abitanti in provincia di Vibo Valentia, in Calabria. Qui il carbone si produce con la stessa, antichissima tecnica che risale ai fenici. Fabrizio Villa è tornato di recente a Serra San Bruno dopo esserci stato dieci anni fa e ha ritrovato impegnati in un lavoro usurante i figli e i nipoti degli stessi carbonai che aveva fotografato allora.
 Una volta ho sentito dire a uno dei pochi carbonai che ancora lavorano a Serra San Bruno: «Siamo come i panda, in via d’estinzione». Lo diceva con amarezza e un pizzico di orgoglio, consapevole di essere tra gli ultimi eredi di un mestiere millenario, svolto allo stesso modo dei fenici, che probabilmente lui non sapeva chi fossero. Questo mestiere, che consiste nel trasformare la legna in carbone e che richiede una maestria e una fatica fuori dal comune, i carbonai lo hanno imparato dai padri e dai nonni.





In passato Serra San Bruno era più nota per i suoi carbonai che per la splendida Certosa. Erano in tanti del paese che facevano i carbonai, e i boschi delle Serre non potevano bastare per tutti. E così si spostavano nei territori collinari o montani ricchi di lecci e di faggi, dove vivevano finché c’era la materia prima, la legna, e poi si stabilivano altrove.
Anche il mio paese, che è circondato da un superbo bosco di lecci, è stato meta dei cosiddetti carvunàri di Serra San Bruno. Ricordo che una famiglia di carvunàri si era stabilita in una casa della Cona, gli adulti stavano notte e giorno nel bosco, e i bambini frequentavano la mia scuola. Una domenica uno di loro mi chiese di accompagnarlo dal padre e io, che conoscevo la strada, accettai volentieri. Impiegammo più di due ore di cammino e quando arrivammo in un grande spiazzo senza alberi vidi una montagnola fatta di pezzi di legna della stessa lunghezza, più grossi alla base e più fini verso l’alto. Era la carbonaia, perfettamente circolare ed enorme, almeno tre o quattro volte l’altezza del padre del mio amico, un uomo magro e slanciato, che continuava a salire e scendere lungo una scala di legno appoggiata alla montagnola, infilando paglia e frasche nella buca in cima e infine appiccandovi il fuoco. A quel punto due o tre carbonai coprirono la montagnola con terriccio, frasche e ancora terriccio, per poi compattare il tutto con violenti colpi di pala e infine bucarla qua e là con un bastone appuntito come una spada.





 

La carbonaia aveva ora le sembianze di un piccolo vulcano che eruttava scintille e fumo azzurro dal cratere e dai fori delle pareti, anzi quello era vapore, che se lo respiri non ti fa male, come mi spiegò il padre del mio amico, e quando fra una ventina di giorni diventa bianco vuol dire che il carbone è cotto al punto giusto e si può vendere. Nel frattempo bisognerà civarla meglio di un figlio, la carbonaia, con altra legna e paglia e, se a causa del vento c’è un principio d’incendio, con l’acqua del ruscello. Altrimenti, se la legna s’infiamma, va in fumo il lavoro di mesi e noi carvunàri mangiamo capocchie.
Il padre del mio amico e numerosi carvunàri di Serra San Bruno hanno resistito fino a quando il gas e il carbone dell’Est hanno invaso il mercato. Poi sono emigrati anche loro all’estero o al Nord Italia. Quei pochi che resistono continuano a lavorare dalle cinque del mattino alle otto di sera; spesso si alzano la notte per andare a controllare se la loro creatura sta maturando bene, non importa se è domenica o Pasqua o Ferragosto; sanno che il loro carbone è di qualità superiore, prodotto da alberi sani e profumati, mai bagnati da piogge acide, tant’è che viene richiesto non solo nei migliori ristoranti italiani ma pure in quelli russi per la carne alla brace.
Prima che scompaiano del tutto, gli ultimi "panda carbonai" di Serra San Bruno meriterebbero di essere protetti, aiutati e valorizzati per quello che fanno e che sono: il simbolo della Calabria che lavora con passione e che resiste.CONTINUA LA LETTURA CLICCA QUI



Fonte: www.repubblica.it

domenica 26 marzo 2017

Rotolo di frittata con zucchine grattugiate con scamorza e prosciutto...


 

Grattugiate una zucchina tenera grande o due piccole,un po' di sale
Fare una frittata di 4 uova ,con un po' di sale.,aggiungere alla frittata formaggio grattugiato.,un bicchiere di farina,mezza bustina di lievito del pizzaiolo e le zucchine grattugiate...Poi mettere della carta da forno su una teglia  infornare il tutto ...Dopo che la cottura è ultimata,coprire la frittata. con provola e prosciutto oppure del  salame . Arrotolare ed infornare di nuovo per qualche minuto.

Ricetta di L.Tedesco
fonte:qui