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domenica 24 settembre 2017

La Certosa di Serra San Bruno..

Serra San Bruno è un antico borgo della provincia di Vibo Valentia situato in un’ampia conca tra belle foreste.

Il territorio di Serra San Bruno offre numerosi itinerari
  • NATURALISTICI
  • RELIGIOSI
  • CULTURALI
Tra i secolari alberi di faggio e abete bianco sorge la Certosa di Serra San Bruno.
L’ Abbazia, che vanta una storia millenaria, è stato il primo convento certosino in Italia.





La costruzione dell’eremo di Santa Maria e del famoso complesso monastico della Certosa di Serra San Bruno cominciò nell’anno 1050, quando il monaco Brunone da Colonia, giunse tra i misteriosi boschi delle Serre calabresi.
Brunone ottenne dal re Ruggiero il Normanno la concessione di un grande bosco di quercie e castagni dove il monaco avrebbe iniziato l’ordine dei certosini.
Alla morte del monaco Brunone, il convento della Certosa passò all’ordine dei cistercensi. Solo nel 1514 il Papa Leone X richiamò i frati certosini, affidando loro il culto di San Bruno.
I beni alienati ritornarono ai loro legittimi proprietari, e la chiesa della Certosa era già completamente restaurata nel 1600, diventando una delle più belle della Calabria.





Purtroppo il vecchio impianto monastico venne completamente distrutto dal violento terremoto del 1783, e il convento soppresso dalle leggi napoleoniche del 1806. Seguirono ottant’anni di assoluto silenzio che parvero pregiudicare per sempre la vita di uno dei monasteri più antichi e importanti della Calabria.

Solo nel 1887 grazie al diretto intervento della Gran Certosa di Francia, si avviò la costruzione della nuova Certosa di Serra San Bruno.
Dell’originario complesso monastico rimangono resti di straordinaria bellezza, tra i quali la cinquecentesca cinta muraria a pianta quadrilatera, con torrioni cilindrici angolari; la parte inferiore della facciata di ordine dorico; parte del chiostro rettangolare del XVII secolo con al centro una bella fontana.
Poi ancora il vecchio cimitero dei frati certosini, e sopratutto la bella e monumentale facciata in stile rinascimentale della seconda chiesa edificata nel XVI secolo.
 MUSEO DELLA CERTOSA:
Situato nella celebre certosa, il museo vanta, tra le opere esposte, una tela cinquecentesca raffigurante S. Bruno, medaglioni in gesso con santi e beati dell’ordine certosino, opere di Giovanni Scrivo (inizi XX secolo)


 e un grande orologio meccanico francese di fine Settecento, che originariamente ornava il campanile. Il museo ricostruisce alcuni ambienti, come la chiesa conventuale e la cella del monaco.

Un posto incantevole, con un lungo percorso storico alle spalle. Molto evocativo e spirituale.
Non si possono visitare i luoghi di culto, per ovvio rispetto ai monaci che ci vivono, ma la ricostruzione nel museo è fatta molto bene e garantisce il giusto coinvolgimento.
Visitatela assolutamente!
Per info: http://www.museocertosa.org/
fonte:qui

mercoledì 8 marzo 2017

La leggenda della Dragunara della Costa Viola




 

La vita di uomini e donne della Calabria è da sempre legata al Mediterraneo, il Mare Nostrum dove sono nati i miti, le leggende e le storie più antiche e affascinanti di tutti i tempi.
E le donne di mare, da sempre madri e mogli di marinai e pescatori spesso lontani da casa e quindi abituate a gestirsi in maniera autonoma, hanno sempre avuto un ruolo importante nella società calabrese. Tuttora le abitanti della meravigliosa Costa Viola, da Scilla a Bagnara fino a Palmi, sono famose per la loro fierezza e il loro spirito di autonomia e d’intraprendenza e sono capaci, oggi come allora, di provvedere a tutto.


A Palmi ad esempio, secoli fa, si credeva ad un’antica leggenda secondo la quale le trombe marine sono creature magiche fatte di acqua e di vento, figlie della «Dragunara», la donna drago, uno dei tanti mostri marini che popolano gli abissi del Mediterraneo. La «Dragunara» di tanto in tanto sfoga la cattiveria scagliando le sue trombe marine e non teme nulla, tranne i coltelli e certe parole che solo alcuni esseri umani sanno pronunciare per sconfiggerla: le donne di Palmi.
Le palmesi, quindi, non appena sulla linea dell’orizzonte s’intravvedeva cuda d’arrattu, coda di topo, e cioè il profilo minaccioso d’una tromba marina, guidate da una di loro dotata di poteri magici, correvano sulla spiaggia impugnando nella mano destra un coltello a punta col manico d’osso bianco e con esso sciabuliavanu ‘u celu (squarciavano a coltellate il cielo) con larghi e decisi fendenti.


La «comandante» puntava il coltello contro la tromba marina e le urlava: Luni esti santu/ marti esti santu/ merculi esti santu/ juovi esti santu/ vennari esti santu/ sabato esti santu/ duminica è di Pasca/ cuda e rattu casca; e ogni volta che diceva esti santu tracciava in direzione della tromba una croce, subito imitata dalle altre donne; poi, quando arriva a duminica è di Pasca/ cuda d’arrattu casca vibra un fendente da destra a sinistra e un altro dall’alto in basso, squarciando così la «Dragunara».
Annamaria Persico
Fonte: www.reportageonline.it